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Michael alla sbarra

Notizia del 3 maggio 2005 - 18:11

Il circo mediatico, le perquisizioni, il sosia che inscena il processo

Il 20 novembre 2004 finisce in manette sotto gli occhi di decine di telecamere. Il 3 dicembre la polizia irrompe nel ranch di Neverland (California) per una perquisizione a sorpresa. Comincia così l'odissea del processo a Michael Jackson, il cantante più discusso dell'ultimo secolo. Le accuse sono pesantissime: molestie sessuali ai danni di un minore. La pena prevista per questo tipo di reato è di circa vent'anni di reclusione. Dopo due giorni di indagini, tra stanze segrete, armadi, camere da letto, sale ricolme di giochi, video, riviste pornografiche e quant'altro, la polizia esce dalla villa di Jacko con un campione di saliva per effettuare un test del Dna. Michael è libero solo perché si è potuto permettere di pagare una cauzione astronomica: 3 milioni di dollari. Ma non può lasciare il Paese e deve informare le autorità di qualsiasi spostamento all'interno dei confini statunitensi. Pochi giorni dopo, il 25 dicembre, il divo non rinuncia alla tradizionale festa natalizia e invita e casa sua ben 200 bambini. Ma questa volta, coperto dal solito ombrello nero per ripararsi dal sole, allontana le telecamere e il superparty si svolge a porte chiuse. Di qui in poi, però, niente della sua vita potrà più considerarsi privato.

A fine gennaio i giornalisti accreditati sono oltre mille, spediti da ogni parte del mondo per seguire il processo. La tv americana Abc trasmette alcune fasi delle udienze preliminari, le parti più scottanti e pruriginose, naturalmente. Quelle che fanno audience. Così Michael ottiene dal giudice il diritto a produrre un video-messaggio, da mettere in rete. «Nelle ultime settimane, sono state pubblicate un numero incredibile di terribili e maliziose informazioni sul mio conto. Le notizie sono false e disgustose». Con queste parole Jacko tenta di scagionarsi agli occhi dei fan, a poco più di 24 ore dalla nomina della giuria che dovrà vagliare il suo caso. «Vi prego di non affrettare il vostro giudizio, lasciate che io possa avere la possibilità di spiegare in tribunale. Voglio un processo equo come qualsiasi altro cittadino americano. Sarò prosciolto e vendicato quando la verrà dichiarata la verità».

I candidati alla giuria popolare sono ben 750, per 12 posti. La selezione prende il via il 31 gennaio, molti si defilano già nelle prime ore adducendo problemi familiari o di lavoro, ai rimanenti vengono sottoposti dei questionari scritti e alla fine rimangono soltanto le persone che hanno dimostrato di essere in grado di esprimere giudizi senza pregiudizi. A guidare il processo con il pugno di ferro c'è il giudice della Corte Superiore Rodney Melville che come prima cosa, onde evitare l'effetto O.J. Simpson, ha bandito le telecamere dall'aula. I media devono raccontare le udienze senza il beneficio delle immagini. Ma i produttori della rete di intrattenimento "E!" hanno un'idea geniale: ogni sera mandano in onda 30 minuti di sceneggiato con le parti salienti del processo per quella giornata. In video, con un copione dettagliatissimo frutto di accurate trascrizioni, ci finiscono degli attori. A fare la parte di Jacko c'è Edward Moss, 27 anni, una vita tirando a campare facendo il sosia di Michael. Oggi Ed è già una star, ma non gli basta: attende con ansia il momento in cui la pop star sarà chiamata a testimoniare. A quel punto darà il meglio di sé, mettendo in scena la performance della sua vita.

Giorgia Camandona