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Tutti contro tutti

Notizia del 4 maggio 2007 - 16:00

Rock, viscerale e molto arrabbiato: è il nuovo lavoro di Giorgio Canali e i Rossofuoco


Le stragi del sabato sera, i vip in rianimazione, la xenofobia e la violenza cieca, la presunta superiorità culturale, i paladini del crocifisso, i palazzinari in cordata, uno Stato che ti obbliga a morire di vecchiaia e un falso bolero per distrarre il popolo facendo festa: sono queste le cose condite di tanta rabbia a suon di rock che compongono Tutti contro tutti, l'ultimo lavoro di Giorgio Canali e i Rossofuoco, il gruppo che da cinque anni a questa parte accompagna il chitarrista dei PGR (ex CSI) in studio e in concerto.

Canti un mondo allo sfascio, intravedi la fine del disastro?
Non lo so, probabilmente essendo immortale non mi pongo il problema: l'aldilà è degli altri. A parte gli scherzi, la sensazione che tutto quanto stia andando a catafascio ce la inculcano dentro fin da piccoli. Io ho quasi 50 anni e da quando mi ricordo tutti quanti dicevano che il mercato andava peggio dell'anno prima, e lo stesso discorso per l'ambiente e per un tot di altre cose. Tutto quanto andava sempre peggio col passare degli anni. Questa sensazione di precipizio, di foro verticale verso il basso, c'è da sempre. Non l'ho inventata io! La cosa rara è che da nessuna parte ho mai letto «da quando siamo nati ci raccontano che stiamo andando a puttane». Insomma, nessuno le scrive queste cose. Però è così.

Una atteggiamento prettamente italiano?
Non so, italiano come poteva essere italiano il Medioevo europeo, perché il «mille e non più mille» non viene da ieri, bensì da 1007 anni fa. C'è sempre qualcuno che trae vantaggio dallo spaventare gli altri e dal farli sentire sull'orlo del baratro: perché è chiaro che quando la gente pensa a questo non focalizza gli altri problemi. E chi c'è dietro a questa cosa ha tutto l'interesse nel farti distrarre.

Anche nel tuo album si respira questo clima, tanto che a un certo punto invochi un'Epifania che si trascini tutto con sé
È solo una filastrocca, niente di più. A me piace molto citare e parafrasare gli altri, specialmente i luoghi comuni che considero una miniera di trovate. A me non sembra di essere un profeta del disastro. Probabilmente è una visione superficiale di un sacco di critici. Chi si occupa di dare un senso alle stronzate che dico sostiene che io parlo sempre della catastrofe. No, io parlo di me stesso. E purtroppo vivo in una situazione in cui, da che mondo è mondo, mi sono accorto che tutto sta andando male, a rotoli. C'è chi lo fa in maniera più spensierata e divertente, come potevano essere Nino Ferrer, Rino Gaetano, Bugo attualmente e Celentano in qualche momento degli Anni '60 e '70. Io lo faccio in maniera acida e cattiva e questo viene confuso col fatto che io stia predicando qualcosa di terribile che ha da venire.

A un certo punto della tua vita ti sei trasferito in Francia, come mai?
Come per la maggior parte delle persone che seguono prima il cuore, poi la testa è stata una donna con la quale ho vissuto per un po' di tempo. Era francese e mi ha fatto scoprire la Francia. Ho sempre vissuto a metà tra lì e l'Italia, non sono mai diventato "francese". Non mi sono mai sentito un italiano, ma come uno che sta qui nel mondo. Poteva essere a Predappio dove sono nato o sull'Himalaya… non penso sarei stato diverso dentro. La cultura nella quale sei immerso fa il suo lavoro ma dentro in fondo penso sarei stato la stessa persona.

Nell'album riprendi una canzone di Bertrand Cantant dei Noir Désir, che conosci molto bene. Come pensi sia stata affrontata dai media la tragica vicenda sua e di Marie Trintignant?
Come sempre si fa sulla stampa: si cerca prima di avere l'attenzione sul proprio mezzo, che sia tv, giornale o internet. Prima della notizia viene lo share. È chiaro che si dà un enfasi alla cosa in maniera barbara. Che poi sia stata barbara in sé la vicenda non c'è alcun dubbio. Sulla storia di Bertrand, conoscendolo molto molto bene, è quasi un fratello per me, ti posso dire che quello che è successo può essere accaduto solo in un momento di follia totale e non come ogni tanto è stato dipinto dai media per fare notizia «il gesto di uno che era abituato a essere violento». Cantant è una delle persone più non-violente e più coerente da quel punto di vista che io conosca. Per assurdo è più facile che possa capitare a me un episodio del genere, e vederlo dipinto come una specie di orco che batteva tutte le sue donne andando anche a distorcere dichiarazioni mai rilasciate è allucinante. Io sono al corrente di cose che la maggior parte della gente non sa. Quello che ci raccontano i media sono al 90% cazzate.

Il brano Verità, la verità si rifà a un'altra tragica vicenda: quello del povero Federico Aldrovandi, ucciso a 18 anni in circostanze non ancora chiarite…
Succede che una mattina leggo su un quotidiano di questo ragazzino che forse in preda a droghe è stato probabilmente picchiato dalle persone che erano con lui e al mattino è stato trovato morto. Questo era quello che è stato nella testa mia e di molti altri per diversi mesi. Ci si domandava: «Chissà cos'è successo. Probabilmente avrà avuto una discussione con qualche spacciatore». Dopo qualche mese invece la madre di Fede ha cominciato a fare un casino infernale sul suo blog, e lì qualcuno mi ha fatto ricordare questa storia. Chissà com'è andata, mi sono chiesto. Ho cominciato a informarmi e ho scoperto che nel frattempo era saltata fuori un sacco di roba che all'inizio non era nemmeno stata ventilata. Si scopre che il ragazzo era rimasto solo per un'ora con quattro poliziotti e alla fine era deceduto. Testimoni messi a tacere, qualcuno che poi a un certo punto viene fuori a raccontare cos'ha visto veramente e arriviamo dove siamo ora. Io non sono di quelli che dicono che la polizia ha sempre torto, ma in questo caso è lampante che ci sia qualcosa di molto losco sotto e che si sia cercato di coprire quattro tipi molto pericolosi, perché anche se hanno la divisa lo sono lo stesso. Dalle prime manifestazioni a Ferrara per Fede ho sempre partecipato alla cosa. È normale che la sua storia riaffiori nelle canzoni e mi è sembrato normalissimo dedicargli l'album anche perché so, avendo conosciuto i suoi amici dopo, che il suo ultimo concerto visto pochi giorni prima di morire era stato proprio quello dei Rossofuoco.

In Alealé parli di false libertà
L'avevo già registrata nel primo album del 1998 originariamente in francese, col titolo Coule la vie. Non ero mai riuscito a dire la stessa cosa in italiano. Esisteva una versione più cattiva dell'originale e sono riuscito a grandi linee a tradurre il testo. Come dicevo prima, quello che sembra una novità è vecchio: ciò che era valido 10 anni fa è valido anche adesso.

Nel brano citi una vicina di casa che ascolta continuamente le bugie che le propina la sua radio
È un'immagine parigina quella vicina. Non faceva altro che ascoltare TV5 a pieno volume. I telegiornale di TV5 sono molto più infetti di qualsiasi altro telegiornale italiano. Non come quello di Emilio Fede, ma quello non è nemmeno un tg. Si tratta di quella informazione subdola e terrificante che cerca sempre di fare il gioco di chi comanda, ed è quello il bello, non è neppure di parte. È la ex prima tv di Stato venduta a privati e vive grazie al fatto che gli sia concesso questo spazio. Non è vero che il male della politica sia solo italiano, c'è anche altrove.

Tifi per Ségolène Royale?
Non so. La sinistra moderata mi fa incazzare più che altro, già mi fa incazzare qui in Italia. Il centrismo travestito da sinistra mi dà molto fastidio. Ciò non toglie che io purtroppo in alcuni momenti della mia vita sia andato a votare e lo abbia fatto da quella parte. Però fondamentalmente sono anarchico individualista. Gli appuntamenti elettorali della mia vita sono stati giusto un paio.

Hai paura della vecchiaia?
No, sono immortale. No, non mi fa paura, non me ne ha mai fatto. Mi fa sorridere che 25 anni fa se avessi visto uno come me adesso avrei detto «chi è quel vecchio bacucco?». E poi succede che alla fine ho amici di quell'età e anche più giovani. E non è la sindrome di Peter Pan, Peter Pan sta a casa sua!, è semplicemente che sono così, non mi sento un'età anagrafica addosso ma mi sento una conoscenza dovuta al fatto di avere attraversato diverse generazioni mentali, politiche e culturali. Sono passato dai "post fricchettoni" ai "negazionisti del futuro". Anni '60, '70, '80, '90 e il nuovo millennio: uno può dire di avere accumulato un po' di cose sentite, viste e lette. Bene o male, è solo un vantaggio avere vissuto in prima persona queste cose.

Tornando a questo "periodo nero" che viviamo, vedi una luce in fondo al tunnel?
Sì, è c'e scritto «ciao». Mi viene in mente Guida galattica degli autostoppisti di Douglas Adams, schiattato d'infarto a nemmeno 50 anni. Io la considero un po' come una piccola bibbia da tenere sul comodino. Questa ricerca della verità era proposta alla fine di uno di questi libri: una fila di persone in processione verso un luogo dove il Creatore avrebbe rivelato l'essenza dell'universo, ed era indicato con una scritta luminosa. La luce che vedo è quella, ma non mi ricordo cosa diceva.

Hai parlato di morte fulminea come fosse una benedizione
Penso sia una fortuna potere scegliere di schiattare sul colpo piuttosto che lentamente in un letto d'ospedale. Le agonie sono pesanti e terrificanti. La morte arriva e che arrivi a 15 a 90 anni se lo fa in maniera impercettibile è una fortuna per chi l'affronta.

Favorevole all'eutanasia?
Favorevolissimo. La renderei quasi obbligatoria. Uno deve essere libero di scegliere ciò che vuole. Il problema dell'Italia è che ha in casa da sempre il Vaticano. In altri Paesi nel mondo, non essendoci, ci si può permettere di guardarsi in faccia e dire: «Ma tu eticamente lo faresti o no?», senza che nessuno ti dica: «Questo si fa, questo no». Poi è chiaro che uno protezionista della vita lo è in America, Germania, in Olanda, in Francia come in Italia. Senza avere il Papa che gli dice: «Non è così».

In Canzone della tolleranza e dell'amore universale citi in maniera molto efficace una sfilza di luoghi comuni, tipo «Meglio un morto in casa che un pisano all'uscio» o «I cinesi non muoiono mai»
Qualcuno mi ringrazierà sul serio per queste cose o me la vorrà far pagare: in tutti e due i casi sono terrorizzato.

Alessandra Del Re