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In fuga con Sean Penn

Notizia del 24 ottobre 2007 - 15:33

Il regista convince e commuove con l’emozionante Into the wild, storia (vera) di Chris McCandless, 22enne che ha abbandonato tutto per un viaggio on the road attraverso l’America, alla ricerca della libertà


di Sara Gambèro

ROMA, 24 ott - Sean Penn è arrivato a Roma, alla conferenza del suo film Into the wild “stropicciato” dopo una notte passata a bere vino italiano che ha lasciato i segni, accuratamente nascosti dietro un paio di occhiali da sole scuri. Con lui, il giovane attore Emile Hirsh, già visto in Alpha dog. I due sono stati salutati da 5 minuti di applausi, forse la migliore accoglienza fin’ora riservata dal festival, per un film lunghissimo ma commovente, che racconta per capitoli (nascita, giovinezza, vecchiaia, come se si trattasse di una vita) il viaggio di ricerca compiuto per davvero da Christopher McCandless, più noto come Alex Supertramp ( "Alex il supervagabondo").
Un 22enne che, nei primi anni ’90, dopo la laurea, abbandona tutto, famiglia, agi e ricchezza, lasciando i propri risparmi in beneficenza e partendo con un solo zaino per un viaggio on the road attraverso l’America, dall’Arizona, al Colorado, alla California, fino all’Alaska. Mosso da due desideri fondamentali, che ben si riflettono, come spiega Penn, nelle due parti del film: «Quello della fuga, dell’abbandono di una società corrotta e di valori famigliari in cui non crede. E la ricerca di qualcosa, di un posto in cui lui, amante delle natura, possa sentirsi davvero in sintonia».

Un viaggio che Chris stesso ha definito nei suoi scritti una “rivoluzione spirituale”, alla ricerca di una felicità sinonimo di libertà, slegata dai rapporti umani ("I’m lonely", scrive nei suoi diari di viaggio). Sean lavorava a questo progetto da dieci anni, da quando aveva letto per caso un articolo tratto dal libro di Jon Krakauer, Nelle terre estreme, che raccontava l’avventura di Chris, e se ne era innamorato. Ma ha dovuto scontrarsi contro il rifiuto della famiglia del ragazzo che non voleva dare l’autorizzazione per la trasposizione cinematografica. Alla fine, l’ostinazione e la “schiettezza" del regista hanno avuto la meglio e il film ha visto la luce.


Come e perché hai scelto il giovane Emile Hirsch per interpretare Chris (per il ruolo era stato preso in considerazione inizialmente Leonardo Di Caprio, ndr)?
Avevo visto Emile nei suoi lavori precendenti (Alpha dog e Lords of dogtown) e molte cose di lui, che mi sembravano perfette per questo ruolo, mi avevano colpito. Abbiamo passato molto tempo insieme prima dell’inizio delle riprese, dovevo capire se aveva la volontà e la determinazione giuste per affrontare questa avventura. Per fare Chris, avrebbe dovuto stare molte settimane in mezzo alla natura, mettendo duramente alla prova il suo fisico. Ma ho voluto scommettere su di lui e ho vinto.

Come si è preparato fisicamente Emile a questo ruolo?
Ha fatto una dieta drastica - le scene finali del film le abbiamo girate all’inizio e ha dovuto perdere 20 kg - e un allenamento intenso. Le riprese sono durate otto mesi, e abbiamo girato in condizioni di caldo e freddo estremo. È stata davvero dura!

Nel film viene prestata molta attenzione al rapporto di Chris con la sua famiglia
Io non credo ai "pregiudizi di sangue", al fatto che ci si debba voler bene e tollerare qualunque cosa solo perché si fa parte della stessa famiglia. Ogni cosa va guadagnata. Chris non perdona ai suoi genitori certe falsità e ipocrisie e compie la scelta estrema di rompere ogni legame con loro. Paradossalmente, saranno proprio la sua partenza e il dolore per la sua perdità a riavvicinare il padre e la madre, a farli cambiare.

Ieri Robert Redford ha parlato di una nuova generazione apatica e disinteressata. Qual è il messaggio che vuole dare ai giovani con questo film?
La società moderna ha sviluppato una sorta di dipendenza al comfort. Vorrei che i giovani uscissero da questa gabbia dorata e trovassero una propria identità. Dobbiamo, tutti quanti, imparare a far battere i nostri cuori più forte e più velocemente.

A un certo punto compare Bush padre in televisione. Sono passati dieci anni e in America c’è un altro Bush. Ieri c’era l’Iraq, oggi ancora Iraq. Non è cambiato nulla in questi anni?
Risponderò con una frase che ha detto Bruce Springsteen a un suo concerto qualche mese fa: «Guardate quanta strada abbiamo fatto. Eppure siamo tornati indietro…».

Da cosa è ispirato per dirigere un film?
Diciamo che quando la stupidità umana raggiunge un volume troppo alto, mi stimola sempre una reazione.

E in base a cosa seglie i suoi ruoli come attore e come regista?
Le mie scelte come attore sono molto cambiate nel corso degli anni e si sono diradate parecchio, visto che mi sono innamorato della regia. Sono comunque scelte che vanno valutate bene. È un po’ come scegliersi un partner nella vita: se sbagli ti ritrovi intrappolato!


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