
di Giorgia Camandona
Sì, Francesco Coco è come sembra: bello, dolce, gentile, educato. Difetti? È un gran mammone. Le settimane da naufrago sull'Isola dei famosi gli sono servite per farsi conoscere al grande pubblico e per togliersi di dosso tutte le etichette che i giornali di gossip gli hanno appiccicato. Se solo volesse, ora la tv gli spalancherebbe mille porte, ma lui pensa solo a tornare a giocare a calcio, anche se quello è un mondo che gli va un po' stretto, «bigotto», dice.
Hai voglia di tornare a giocare, questo ormai si sa, ma c’è qualcosa in ballo?
È assolutamente vero, la voglia di tornare in campo è grande ed è definitiva, quindi sicuramente a gennaio giocherò. In questo momento ho in ballo un po’ di trattative e di incontri, ma deciderò con calma, ho un mese e mezzo di tempo per farlo. Voglio cercare di stare tranquillo e prendere la decisione giusta.
E in questo mese e mezzo cosa farai?
Beh, già il fatto di scegliere la strada giusta per il calcio mi sembra un impegno abbastanza importante. Per il resto, niente di particolare, a parte i mercoledì obbligatori in studio per l’Isola dei famosi. A livello pubblico non farò grandissime cose, perché mi voglio dedicare solo al calcio.
Hai detto «mercoledì obbligatori» come fosse una tassa da pagare…
No, no! L’unica cosa di sicuro che farò fino al 5 dicembre è quella. Poi voglio stare tranquillo perché devo fare delle scelte compatibili con la carriera sportiva, non posso spaziare in tutte le situazioni. Fare calcio e televisione contemporaneamente non è semplice, è meglio fare pochissime cose. Parlavo di obbligo solo perché è l’unico vero impegno che ho preso.
A proposito di Isola: Cecchi Paone ha parlato in diretta della penale che i ritirati hanno dovuto pagare. È toccata anche a te?
Assolutamente sì, chi si ritira ha una decurtazione del 50 per cento del compenso contrattato.
E tu rimani convinto della tua scelta?
Sì, perché ho dato importanza ad altro piuttosto che ai soldi. Chiariamo: i soldi sono importanti e nessuno lo mette in dubbio, perché l’ipocrisia è brutta, ma molte volte arrivano dopo qualcos’altro.
Non è la prima volta che fai questo tipo di scelte (la recente risoluzione, con penale, del contratto con l’Inter, ndr.)…
Non è la prima volta perché sono una persona che riesce a dare il valore giusto alle cose. Il denaro fa bene a tutti e fa vivere meglio, ma non sono mai stato venale, attaccato ai soldi. Le mie scelte le valuto sotto tutti i punti di vista, non solo quello economico. Il denaro non è mai stato una priorità, la mia persona è più importante dei soldi. È vero che poi magari vai a guadagnare di più ma se poi stai male che senso ha?
Quando ti sei ritirato, però, molti tuoi fan, nuovi e vecchi, erano davvero dispiaciuti perché vedevano in te un possibile vincitore. Ti è mai passato per la testa di arrivare davvero fino alla fine?
Sicuramente quando inizi una sfida parti con l’idea di vincere, se no è inutile intraprendere quella strada. Ma questa volta per me è stata una cosa diversa. Innanzitutto ho deciso molto velocemente, in quattro giorni, perché non era assolutamente nella mia mente l’idea di partecipare all’Isola. Nel momento in cui decisi di smettere con il calcio, Simona, con la quale ho un bellissimo rapporto di amicizia, mi fece la battuta: «Invece di andare in vacanza e non fare niente, visto che sei libero, perché non parti per l’Isola?». La guardai e dissi: «Perché no?». Lei era in credula: «Ma davvero ne possiamo parlare? Sul serio?». Mi dedicai a lei, parlammo e in tre giorni feci tutto. Non pensai a vincere, pensai che fosse un’opportunità carina, giusta, e anche un po’ la più veloce per far parlare la gente. In maniera positiva o negativa non era importante. Mi bastava che giudicassero Francesco per quello che era, non per il gossip o un articolo, come mi è sempre capitato. Quale che fosse il giudizio, buono o cattivo, volevo si basassero su cose vere, situazioni reali. Per me era un’opportunità importante per far conoscere alla gente il Francesco reale, umano, quello che conoscono i miei amici e la mia famiglia. Quando sono uscito ho avuto però un riscontro molto positivo dalle persone e questo mi ha fatto davvero piacere, perché vuol dire che allora non ero un pazzo come mi descrivevano. Quindi per me il più grande obiettivo era quello, non arrivare in finale, vincere il montepremi o altro.
Che effetto ti a fatto tornare in Italia e scoprire l’affetto del pubblico?
Un effetto molto positivo, anche perché è nuovo per me. I media negli ultimi cinque anni si sono accaniti contro di me e la gente mi vedeva come una persona negativa.
Perché pensi si siano accaniti contro di te?
Perché ho vissuto in un mondo, e continuerò a viverci, un po’ bigotto. La morale del calcio è molto indietro, devi stare attento a tutto. Io sono molto aperto ed estroverso e tutto quello che faccio è alla luce del sole. Molte cose, normalissime, nel mondo del calcio venivano vissute male. Io venivo massacrato, per farti un esempio, perché ad agosto, giugno o maggio giravo con la giacca smanicata. E cosa dicevano? «Va', fa il fenomeno!». Bigottismo vero. Io poi non ho voluto mai scendere a compromessi ed è sempre sembrata una sfida. A questo aggiungici l’invidia… Che poi io abbia commesso degli errori, per carità, la colpa è sempre da due parti, mai da una sola. Il modo in cui mi giudicavano e quel che scrivevano era eccessivo, vero accanimento.
Tu parli spesso di tua mamma, dici che è la donna più importante della tua vita, che la tua futura compagna la vorresti come lei… Non sarai un po’ mammone?
Mammone tutta la vita! Penso che l’uomo mammone sia l’uomo che ha capito tutto della vita. Perché tutti vorrebbero una donna come la mamma, chi nega è ipocrita. La mamma per un figlio è la donna più bella, la più saggia, quella di cui fidarsi sempre. Io porto mia mamma a cena con i miei amici, così come mio papà. Invece c’è tanta gente che si vergogna e questo lo trovo triste. Ho un rapporto con la mia famiglia particolarmente profondo e non ho vergogna di uscire con loro. Quindi sì, sono mammone, anche perché è grazie alla mia famiglia sono quello che sono.
Come ti vedi a 50 anni?
Spero che il mio più grande impegno a quell’età sia una famiglia mia, i miei figli. Progetti non ne ho, non so dove sarò, cosa farò e che motivazioni avrò. Io lascio aperte le porte, per me i cambiamenti sono all’ordine del giorno, non so dirti neppure che farò tra un anno.
Niente progetti a lungo termine?
No, perché in questo momento voglio conoscere il mondo e quindi devo essere pronto a cambiare qualunque cosa e ad andare da una direzione all’altra. Di sicuro a 50 anni voglio una stabilità famigliare che mi possa far stare tranquillo.
Questo benedetto figlio segreto che avresti a Miami, di cui si è vociferato tanto, alla fine non esiste. Com'è nata questa storia?
Eh, com’è nata me lo dovete dire voi giornalisti. Sono uscito dall’Isola e mi ha detto che avevo un figlio a Miami. Una storia basata veramente sul niente! La prendo così, a sorridere.
Parliamo di Manuela Arcuri: i tuoi parenti dicono che la ami ancora, i parenti di lei dicono che anche lei ti ama ancora... Che vogliamo fare?
La parola giusta è affetto. Non è più amore. Se ci fate la stessa domanda tra vent’anni, sia io che Manuela risponderemo la stessa cosa: ci vogliamo un gran bene, ma l’amore è finito. Quando una persona vive un sentimento vero, se lo porta dentro per tutta la vita, anche se quel sentimento cambia col passare del tempo. All’inizio era amore, poi è capitato che ci siamo lasciati e adesso è una cosa diversa. Ma certo, il sentimento c’è, guai se non fosse così.
Questo feeling tra te e Debora Salvalaggio esiste?
C’è ma è solo amicizia, perché io e Debora ci conoscevamo prima di fare il reality perché lei è stata fidanzata con un mio amico carissimo (Inzaghi, ndr.).
E il tuo cuore è libero?
Sì sì sì. Per adesso sì.
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