di
Giorgia Camandona
Giornalista, professore universitario, divulgatore, volto tv e ora anche ex naufrago dell'
Isola dei famosi. Alessandro Cecchi Paone si è prestato a una lunga chiacchierata, in cui si è parlato di televisione, di parolacce in diretta, di corna, di gay, di orsetti, di lesbiche che non possono uscire allo scoperto, di amori con uomini più giovani, di depilazione, di politica e di internet. Bando alle ciance, l'orso Paone ha molto da dire.
Partiamo dall’inizio: ancora non mi è chiaro perché hai voluto partecipare all’Isola dei famosi
Non l’ho voluto io, mi è stato chiesto incessantemente e pressantemente e ho ritenuto che fosse il modo giusto e il momento giusto per chiudere una polemica quasi decennale, scegliendo di andare a vedere di persona come funziona e com’è fatto il migliore di tutti i reality. Perché pur mantenendo la mia posizione critica nei confronti di questo genere di show, va detto che l’
Isola dei famosi è sicuramente il più curato e ben fatto, se non altro per la location.
Tu hai detto, in sostanza, che con la tua partecipazione volevi cercare di cambiare il sistema da dentro. Che cosa pensi di essere riuscito a fare?
Credo di essere riuscito, finché ci sono stato, a evitare con la mia presenza quegli eccessi di volgarità che i reality hanno prodotto negli anni passati: parolacce, bestemmie, risse… E già questo lo considero un successo. Poi, per la prima volta in un reality, era presente un intellettuale, un professore universitario, un divulgatore scientifico, una cosa significativa anche questa. Anche perché gli autori hanno mantenuto la promessa di consentirmi una serie di interventi in cui ho parlato di storia, natura, cultura, scienza, politica, sessuologia. Qualche cosina ho cominciato a seminare.
A proposito di volgarità, va detto che durante l’ultima puntata serale dell’Isola, a cui tu eri ospite, Simona Ventura ha detto una parolaccia, per esteso («Figlio di p…»), che poi è stata ripetuta un paio di volte…
Ma infatti io rispondo del periodo in cui sono stato lì, adesso in studio sono solo un ospite e mi rendo conto anche io che si sta tornando all’antico e me ne dispaccio. Come ospite non posso incidere, però, non so se si è visto, in quei momenti mi sono coperto il viso con le mani, proprio per segnalare che io quel tipo di situazioni non le firmavo neanche con la mia faccia.
No, non s’è vistoEcco, peccato. Diciamo che, al di là della telefonata, io avrei evitato proprio l’argomentazione (ovvero le dichiarazioni alla stampa di un presunto amante della concorrente Karen Picozzi, sposata e con figli,
ndr). In 31 anni di televisione ho imparato a evitare esplicitamente certe cose e non a ospitarle all’interno di un mio programma.
Durante il tuo soggiorno sull’Isola hai suggerito proprio a Karen Picozzi di lasciare il programma perché mediaticamente si stava massacrando. Come avevi capito che stava succedendo il "patatrac"?So quali sono i trabocchetti della comunicazione ed era evidente che lei, proprio perché non li conosceva, si stava offrendo a un massacro mediatico della sua figura. Le ho detto: «Guarda che nel momento in cui tuo marito ha detto in tv, davanti a milioni di persone, che non riconosceva sua moglie, che non riconosceva la madre dei suoi figli, è stata una specie di autorizzazione a che tutti dicessero qualunque cosa su di te. Quindi esci subito ed esci da sola». Lei prima
ha tentato di uscire con Vittorio, facendo ulteriore confusione e danno, poi ha rinunciato e infine si è ritirata quando ormai era troppo tardi.
Quando sei tornato in studio la giornalista Barbara Alberti ti ha detto: «Sei su una brutta china, ogni volta che qualcuno ti contraddice ti alzi e te ne vai». Pensi sia vero?Assolutamente no, avendo tempo da perdere si potrebbero visionare i filmati. Io reagisco in un certo modo, cercando il confronto anche duro, solo e soltanto quando vengo aggredito.
Però forse con la direttrice di Gente c’è stato un eccesso di autodifesa, no?Ma perché mai? A te farebbe piacere se ti dicessi che stai sostenendo un mucchio di fesserie? Incassi e basta?
Non mi farebbe piacere, ma la mia opinione personale è che in quel caso forse tu abbia reagito oltre misuraVedi, lei di fronte a una affermazione importante che voleva avere un valore educativo, e cioè quello di indurre i giovani alla alfabetizzazione informatica, ha detto che erano tutte fesserie e la ritengo un’offesa grave. Io ci lavoro con queste cose, con i contenuti e le tecnologie, e se dici così mi fai un danno grave. E poi ha messo in dubbio le mie motivazioni, le ragioni per cui mi stavo ritirando, creando un clima di sfiducia con il mio pubblico che invece sa che in tanti anni non ho mai detto balle.
A proposito di internet, tu hai detto che non potevi stare oltre senza connetterti. Che fai quando navighi?Innanzitutto io sono sempre connesso, o col pc o con il palmare. Poi ci lavoro, quindi scrivo, navigo, visito siti di news, informazione, agenzie stampa. Infine utilizzo il web per rimanere sempre in contatto con tutti, per lavoro e anche per la vita privata. E siccome partecipo attivamente, come testimonial, alla battaglia per i diritti degli omosessuali e delle coppie di fatto, navigo anche su gay.it, sui siti dell'arci, di Mario Mieli, della Imma Battaglia…
Parliamo del mondo gay: quando sei arrivato in studio vestito da orso hai fatto un riferimento al significato che questo animale ha nell'universo omosex. Una esternazione che qualcuno ha giudicato fuori luogo, in prima serata e in un programma per famiglie: giudizio bigotto?
Certo che è bigottismo! È la riprova che stiamo indietro anni luce rispetto al mondo civile. Non vedo che cosa ci sia di strano, di sbagliato o di brutto, in un programma in cui si dà del “figlio di puttana” a chi interviene, nel dire che gioco con la figura dell’orso perché a mia moglie piaceva come animale, perché il mio ex fidanzato mi chiamava Winnie Pooh e perché nella comunità gay il bear, l’orso, ha un significato (senza dire quale). Non sono io che parlo sporco, è qualcuno che pensa sporco!
Mi lasci spazio per farti una domanda frivola, a questo punto: ti faresti mai depilare per amore?Mai fatto e mai lo farò! Perché sono un uomo di altri tempi, educato alla regola che un maschio non ricorre a nessun tipo di cura cosmetica. L’unica cosa che un uomo si fa è la barba e l’unica cosa che un uomo si mette addosso è il dopobarba. Infatti sono sconvolto dal fatto che uomini etero, o pseudo tali, dedichino tanto tempo alle cure del corpo. Mi fanno ridere.
Perché pensi automaticamente che siano gay?Perché comunque li trovo ridicoli. Soprattutto se eterosessuali.
Sia tu che Gianni Vattimo avete avuto, o avete ancora, dei fidanzati molto giovani. Come mai questa cosa vi accomuna?Ci accomuna innanzitutto agli eterosessuali, che da sempre sognano di avere al fianco una bella ragazza giovane. In più fa parte della tradizione gay millenaria il fatto che in un rapporto omosessuale tra maggiorenni (non bisognerebbe specificarlo, ma tu scrivilo, visto che viviamo in un mondo di gente che pensa sporco) ci sia un grande ruolo pedagogico-didattico, che è più forte di quello tra un uomo e una donna. L’uomo più giovane guarda a quello più maturo come a un modello. Si tratta anche di perseguire la bellezza della vita attraverso la giovane età del partner. È un classico il rapporto tra insegnante e allievo, tra Leonardo Da Vinci e il suo assistente, compagno di una vita, tra Caravaggio e i suoi modelli... Potrei fare un elenco infinito.
Tu hai scritto un libro sulle reazioni al tuo coming out. Che cosa ti ha colpito in particolare?In negativo – e le ho messe appositamente all’inizio del libro – le reazioni di rifiuto, che rappresentano proprio la parte più becera del nostro Paese, con un livello culturale da oratorio, da fascismo. Un misto di anatemi religiosi, invocazioni di punizioni divine, minacce di scatafasci per la civiltà e la società… In positivo, invece, tutti coloro che mi hanno detto, purtroppo facendo intravedere una vita molto triste, che non hanno avuto il mio coraggio e non lo avranno mai. Questo è indice di una vita fatta di doppiezze, menzogne, spesso con la moglie e i figli. Motivo di grande speranza è stato però il fatto che i più giovani, evidentemente e per fortuna non educati negli oratori ma attraverso il cinema o la televisione o la cultura anglosassone, siano liberi, sereni, solari, non morbosi. Non si pongono più il problema della differenza tra etero e gay e vivono positivamente, nelle loro comitive, la compresenza. Nella peggiore delle ipotesi, quindi, per vivere in un Paese civile e sano, dal punto di vista affettivo e sessuale, basta aspettare il ricambio generazionale.
Nel 2004 ti sei candidato in Forza Italia, anche se non sei stato eletto. È un’esperienza che rifaresti?Sì, perché sono convinto che chi ha avuto successo, soprattutto dopo una certa età, debba cominciare a rinunciare ad alcune parti di quel che si fa per se stessi, per le proprie finanze e il proprio benessere, per restituire alla comunità quel che ha avuto in regalo. La politica è uno dei modi per farlo. Il mio problema è che non rinuncio alle ragioni di fondo per cui voglio far politica, riassunte nella passione per la scienza, la cultura, la laicità dello Stato…
E tu credi che un partito che candida Mara Carfagna…E no, appunto, ci stavo arrivando. Nel 2004 ero convinto che la componente radicale in Forza Italia fosse solida. C’era ancora, ma era minoritaria rispetto alle componenti cattolico-radicali, populiste, conservatrici. In questa fase dovrei andare a cercare altrove questi valori. Ora guardo con molto interesse a Boselli, per esempio, perché in Italia manca un grande partito laico. In America ci sono i democratici…
Sì, ma tra i democratici c’è Hillary Clinton che, in vista delle elezioni presidenziali, sono due anni che va in chiesa tutte le domeniche, cosa che prima non facevaAppunto, e questo è sbagliato. Così come è sbagliato che nel Partito Democratico italiano non ci sia una netta divisione tra chi intende la politica come espressione della laicità e chi invece la vive da un punto di vista religioso. Non smetterò mai di dire che la civiltà è la separazione tra politica e qualunque tipo di fede.
Pensi che la candidatura di Vladimir Luxuria possa essere servita ad abbattere qualche muro?Ne ho pensato bene, nel senso che c’è ancora qualche partito, per quanto marginale ed estremista, che si rende conto che la rappresentanza popolare non dev’essere conformista e uniforme, ma il più possibile variegata. Se no che ce l’abbiamo a fare la democrazia? Mi dispiace che questo resti appannaggio dei partiti estremi, mentre dovrebbe essere la normalità, e mi dispiace che si continui a rappresentare l’omosessualità con il travestitismo. La maggioranza delle persone omosessuali sono assolutamente uguali a quelle etero. Rappresentando i gay con Maglioglio in televisione e
Luxuria in Parlamento, se ne dà l’immagine sbagliata. È chiaro che un transgender, ovviamente, ha pieno diritto a esserci e ad andare in parlamento, però purtroppo l’accettabilità politica del gay dichiarato è solo quella del gay femminile.
In questi giorni la stampa italiana ha ripreso un articolo, che in America aveva già fatto il giro di tutti i quotidiani e settimanali, che racconta come le lesbiche stiano salendo al potere a Hollywood. Nessuno però si è posto il problema di capire come mai negli Usa le donne vip non abbiano paura di dire che sono gay, mentre in Italia sembra che nello showbusiness non ci siano lesbiche. Perché?Non è assolutamente normale, è vero. Devo dire che io stesso, nonostante maschio, sto diventando un punto di riferimento per il mondo lesbico. E se già gli uomini gay sono indietro nell’affermazione di diritti e doveri, le donne ancora di più. È la maledizione della dimensione femminile nei Paesi latini e cattolici. Nel mondo anglosassone, invece, la centralità della donna, etero o gay che sia, è fondamentale per lo sviluppo della società. Come dice il professor Veronesi, con cui lavoro, il futuro è la donna. Manca un Cecchi Paone lesbica che si esprima. Posso chiederti di aggiungere una cosa?
Certo, quale?Siccome siete un portale e anche un giornale coraggioso per i temi che affrontate, per favore, insistete sul fatto che i giovani devono capire che il futuro è l’elettronica, non la carta stampata. Quel che volevo dire in trasmissione, e per cui sono stato criticato, è che le nuove generazioni devono concentrarsi sul web se vogliono essere al passo coi tempi. Se lo faranno troveranno lavoro, se no assolutamente no. Certe volte, quindi, esagero con le mie reazioni a chi mi dice che internet e il palmare sono solo fesserie, per bucare il torpore di fondo della tv generalista. Perché so che se non faccio così il messaggio non arriva, non importa se sembro un esagitato.