di Alice Voltolina
Per molti giovani aspiranti scrittori i siti online sembrano rappresentare la porta di servizio per entrare nel mondo degli autori. Ma Daniela Bernabò, responsabile insieme al marito di una delle più importanti agenzie letterarie italiane (la Luigi Bernabò e Associates) spiega perché non è così!
Qual è l'attenzione rivolta dalle case editrici agli scrittori emergenti?
In linea di massima, da forse 5 o 6 anni la situazione è cambiata e anche parecchio. Infatti sicuramente c'è maggior attenzione a chi vuole affacciarsi sulla scena della editoria italiana anche perché ci sono giovani autori che hanno dato prova di funzionare molto bene. Oggi un libro che vende sulle 100mila copie si può trovare anche fra gli italiani! Ma è anche vero che a fronte di una grande ricerca sugli autori italiani emergenti c'è anche un corrispondente innalzamento della qualità e di conseguenza anche la competizione si è fatta più accesa, quindi lo scrittore che si propone oggi ha indubbiamente una vita più difficile.
Molti pensano che le case editrici non leggono i manoscritti e quindi cercano vie alternative
Non è così: letto, viene letto e valutato attentamente con uno sguardo attento. Certo: l'editore deve trovare l'autore che si possa vendere. Quindi bisogna anche vedere a chi ho andato il mio manoscritto: magari è un'opera bellissima, ambiziosissima ma se l'ho mandata a un editore commerciale non me l'accettterà. I piccoli editori, in particolare, devono avere un soggetto molto forte commercialmente. Certo, l'offerta è aumentata, lo vedo dai manoscritti che arrivano in agenzia, immagino che gli editori siano sommersi. Ma è vero che ci sono più giovani che scrivono e scrivono bene! Per questo motivo gli editori sono sempre più selettivi e valutano con più attenzione.
Quindi è più facile essere pubblicati da un grande editore piuttosto che da uno piccolo?
Certamente i grandi editori dispongono di una forza distributiva, di marketing e finanziaria maggiore, questo non vuol dire che si spenderanno per ogni titolo che viene acquistato. Di solito il grande editore agisce con tutta la sua macchina da guerra, distribuzione, alta tiratura, forza vendita, libreria, l'esposizione, la pubblicità, sui grossi autori, cioè si chi ha già dato prova di aver venduto molto bene. Può non essere così per l'autore esordiente dove comunque un minimo di rischio c'è. A meno che uno non sia assolutamente straconvinto dell'esordiente, ma è difficile.
E il piccolo editore?
Il piccolo editore che finanziariamente non può fare investimenti di questa portata, spesso si spende molto meglio proprio su un autore, in moltissimi casi un'esordiente, perché ha quello e quello si deve giocare. Quindi tutto l'investimento si spende su uno.
Quindi l'emergente in genere è scoperto dal piccolo editore?
Sì, normalmente è il piccolo editore che ha l'intuizione sull'emergente. E anche l'amara consapevolezza che dovrà prima o poi perderlo. Perché se l'autore vende bene a quel punto subentra l'editore grosso che cerca di far passare l'autore col suo gruppo.
In rete ci sono moltissimi siti, americani ma anche italiani, che propongono agli autori di pubblicare, a pagamento, i loro testi. Che cosa ne pensi?
È un tipo d stampa che è sempre esistita, magari alcuni scritti sono più significativi altri meno ma non fa differenza: purtroppo spesso queste pubblicazioni sono fini a se stesse perché poi il libro non è distribuito. L'autore certo può essere gratificato nell'avere la copia del suo romanzo, ma la cosa finisce li. E poi diciamo che nel curriculum vitae il fatto di essere stato pubblicato a pagamento non è un punto a vantaggio, anzi. Spesso è un punto un po'ombroso.
Non è un problema di qualità?
No, non ne faccio una questione di qualità perché ogni libro ha il suo destinatario ideale, ma o nasce e viene concretizzato perché un editore ha scelto di pubblicarlo e quindi deve seguire tutto l'iter o altrimenti è meglio tacerlo e magari, al massimo, aspettare e ripresentarsi in un altro momento, o con un'altra cosa.