Marco Conidi è tornato. Dal suo esordio sono passati diversi anni; molti ricorderanno la sua partecipazione a Sanremo, nel 1991 insieme a Bungaro e Rosario Di Bella con il brano "
E noi qui" dal ritornello fortunato: "Pensa se domani/ Fosse un giorno eccezionale/ Uno di quei giorni senza telegiornale". Dopo ci sono stati altri album, un'altra presenza sul palco dell'Ariston, fino all'ultimo lavoro dal titolo "
Nuvole e regole".
Conidi ha sommato un po' di vita, l'ha tradotta in musica e parole, fotografa i sentimenti, soprattutto il suo modo di amare le donne, una tortura a cui non sa rinunciare. E allora nascono "
Ruvida e fragile" e la bellissima "
L'amore che viene", dove Sergio Cammariere suona il piano. Un brano da ascoltare con moderazione, perché penetra sotto la pelle e non va più via.
Parliamo un po' di questo nuovo album a quattro anni dall'ultimo lavoro...Sono anche di più, perché "
Reprise" non è un disco ufficiale. Quattro anni sono stati lunghi. La generazione di artisti come la mia è stata cassata dalle major. Solo più tardi autori come Cammariere, Tiromancino hanno fatto vedere che avevano qualcosa da dire. È naturale inoltre che per fare un disco si abbia bisogno di tempo per sommare un po' di vita.
Qualcosa è cambiato?È cambiato lo scenario musicale, oggi le etichette indipendenti sono l'unica ancora di salvezza. Un esempio è la Sugar che ha tirato fuori artisti come i Negramaro, quelli che oggi preferisco.
"Nuvole e regole" sono due immagini opposte. Inoltre in "Il mondo è colpa mia" affermi: Io sto alle nuvole e tu stai alle regole...Diciamo che vivere isolato dalla realtà è impossibile, così come vivere completamente integrato. In questo Paese si stanno mortificando gli ideali, penso sia importante mantenere vivi i nostri sogni in una società che tende sempre più a targettizzarci.
Mi sembra che nel tuo album si parli molto dei sentimenti. L'amore come componente indispensabile, anche se tormentato e fa soffrire. Cosa c'è di autobiografico?
Sì, è uno tsunami sentimentale. Come un vecchio pugile tendo a sfiancare le donne che mi stanno vicino. Sono un combattente dell'amore. Una tortura da cui non riesco a liberarmi.
Altro tema: l'assenza.Con le parole fotografo delle immagini, l'assenza è un parametro di vita: assenza di persone, di luoghi, di speranze.
"L'amore che viene" suonata con Cammariere è una delle mie preferite. Come nasce l'incontro con Sergio?
Vedo che anche tu sei messo bene sentimentalmente... Questa canzone l'ho scritta per strada, il brano era già stato inciso. Sergio lo ascoltò e disse: «In questa canzone servirebbe il piano di un amico». Il suo piano ha rivestito la traccia di una sana malinconia.
Hai partecipato per due volte al Festival di Sanremo. Pensi sia ancora utile alla canzone italiana o è diventato solo uno show televisivo?
Per come viene confezionato, sembra che a Sanremo una canzone ci finisca per sbaglio. Il Festival è come una vecchia zia ricca e antipatica, a cui vai a battere cassa quando ti trovi senza soldi.
Ho letto che al tuo fan club sono iscritte più 10mila persone. Un buon risultato
C'è gente che sta poco bene. Scherzo, sono molto contento di questo bellissimo fenomeno. Un miracolo.
Dopo il disco cosa ti aspetta?
Mi aspetta di andare a suonare il più possibile, ho fatto concerti senza fare dischi e adesso vorrei promuovere il mio lavoro.
Gianbattista Pinna