di Andrea Muti
ROMA, 14 nov - Maglietta verde oliva, giacca di pelle nera e occhiali scuri: Zucchero è tornato appena domenica scorsa dal tour "Fly" che lo ha portato in Usa, Canada, Centro e Sud America e già ieri sera si è esibito al PalaLottomatica di Roma. Tra una serata e l'altra presenta l'ultimo doppio cd sfornato, un All the best con 35 brani, di cui 5 inediti. «Sento di essere molto migliorato negli ultimi tempi- dice - Non so, ma sento il blues sempre più dentro di me e di poter interpretare una canzone al pari dei grandi interpreti» dice citando a sostegno Johnny Halliday che lo avrebbe definito da Fazio "Il re del blues" («Ma lì ha veramente esagerato...» ridacchia) e persino Eric Clapton al quale avrebbe fatto venire i brividi.
Insomma uno Zucchero in piena forma e anche modesto quando si tratta di parlare di sé e del suo lavoro di musicista. «Sono un impiegato del blues, a volte mi capita di scrivere di getto una canzone o, come Diavolo in me, svegliarmi la mattina con il riff nella testa e buttarlo giù alla chitarra. Ma il più delle volte vado in bottega alle 11 con l'idea di far uscire qualcosa entro sera. Io, da solo. Con la chitarra o il piano. Sono uno alla vecchia maniera e non amo scrivere canzoni già "vestite" con i tool elettronici. Quelli sono specchi per le allodole, ti danno la sensazione di aver creato qualcosa di buono, ma poi alla fine...». L'impressione è che il successo non l'abbia toccato più di tanto. Sempre fedele alle sue radici («Il mio progetto è sempre stato quello di fondere il blues e il rock con la melodia italia») non nasconde di essere insieme il diavolo e l'acqua santa «Ero e sono sempre nel mezzo: da quando suonavo l'organo in chiesa la mattina e la sera uscivo coi comunisti, ma non ho mai fatto una scelta radicale». Di una cosa però è sicuro, quando sente la necessità di un "aiutino" dall'alto... «Mi gratto i coglioni. Come tutti del resto».
Zucchero ha bisogno del suo angolo e questa è una delle ragioni che lo ha spinto a tirare fuori All the best: «Le case discografiche sfornano collezioni sotto Natale, ma questo non è il mio caso. La verità è che mi spaventava non uscire con qualcosa per due o tre anni visti gli impegni del tour "Fly" che non mi lasciano spazio per nient'altro. Ma c'è anche un'altra ragione - aggiunge - da tempo avevo almeno tre cover da proporre, ma non volevo metterle negli album da studio. In più nel mio The Best di dieci anni fa dovetti limitarmi a sedici tracce e per forza di cose ho dovuto lasciar fuori canzoni che invece ho inserito qui». Ecco dunque che accanto ai suoi evergreen ci sono Nel così blu(da una cover dei Procol Harum) inserita nella versione di Fly mai pubblicata in Italia; Tutti i colori della mia vita(cover di I won't let you down dei Phd); Wonderful life (cover del brano di Black); You are so beautiful (il brano di Billy Preston reso famoso da Joe Cocker)e l'inedita Amen.
Quanto alle accuse di plagio lanciate dal suo ex-manager Michele Torpedine sulla stampa qualche settimana fa ("Zucchero te le canto io", s'intitolava l'intervista pubblicata da Chi) il bluesman ha mantenuto un atteggiamento molto british: «Con Torpedine sono partito che era tutto a posto. Spero che ci siamo cose più serie di cui parlare. Del resto anche Pavarotti ha dovuto subire un libro pesante dal suo manager...» (A life with the King, mai uscito in Italia, ndr).
Infine un'anticipazione: il 18 maggio tornerà alla Royal Albert Hall di Londra e per l'occasione viene organizzata una trasferta dall'Italia. «Un po' come si fa in America, dove i fans seguono la loro rockstar con ogni mezzo, treno, camper...»