Ma i podcast più interessanti sono stati registrate quasi tutti all'estero, in un caso addirittura in orbita. L'otto agosto scorso, infatti, Steve Robinson, uno degli astronauti a bordo dello shuttle americano (poi rientrato) ha registrato il primo podcast dallo spazio: ha raccontato tutto quello che stava provando nel momento in cui è dovuto uscire per effettuare alcune ripazioni alla navicella su cui viaggiava. Robinson non è l'unico ad aver impiegato il podcast in una situazione "particolare".
Un gruppo di pastori statunitensi ha pensato di sfruttare il podcasting per diffondere sul web i sermoni religiosi. E così i fedeli potranno ascoltarli in differita ovunque si trovino. Un privilegio che per il momento riguarda in particolare gli abitanti di alcune cittadine americane: «È impossibile riuscire a far venire tutti in Chiesa ogni domenica, ma con questi strumenti possiamo ottenere un grande contenitore digitale di fedeli», ha dichiarato in un'intervista il reverendo Mark Batterson di Alexandria, Virginia, che presta il proprio servizio presso la National Community Churc. E che su Theaterchurc mette a disposizione dei parrocchiani la funzione da lui celebrata, ma anche le registrazioni di altri pastori.
Di questo passo nessuno sa con precisione fin dove ci porterà la febbre del podcasting che sta imperversando sul web da un capo all'altro del pianeta. Ne abbiamo parlato con un esperto di comunicazione, il dott. Romeo Perrotta, già fondatore della prima radio universitaria d'Italia, e autore di "Facoltà di Frequenza" - (Carocci) in cui tratta in parte l'argomento. «Il podcasting è una rivoluzione vera e propria, inutile girarci intorno - ci ha confermato -. Rispetto al broadcasting e al webcasting rinuncia fondamentalmente a due cose: la simultaneità e l'interattività ma proprio in questa rinuncia trova tutta la sua forza». Come potrà essere sfruttato all'interno di una realtà come le radio universitarie? «A mio avviso in maniera davvero innovativa. Fino poco tempo fa era difficile per le radio universitarie scambiarsi contenuti, interviste, programmi. E addirittura quasi impossibile creare insomma una sorta di network radiofonico. Adesso, con il podcast, tutto è molto più semplice: basta trasformare la programmazione quotidiana (o parte di essa) in un file mp3 e eventualmente rimontarla in un feed comune per realizzare una trasmissione allargata realizzata grazie agli studenti universitari di tutta Italia. Senza spendere una lira, senza investimenti, senza incontri reali ma solo virtuali, con pochi semplici clic. Impensabile fino a pochi anni fa, non trova?».
Alessandro Gennari