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Riccardo Maffoni si racconta

Notizia del 5 marzo 2006 - 11:05

Il trionfatore della categoria giovani, ancora frastornato, parla della sua vittoria


È Riccardo Maffoni il vincitore del 56° Festival di Sanremo per la categoria Giovani. Incredulo, ancora disorientato per la vittoria, e sicuramente provato per il tour de force al quale Sanremo costringe artisti e addetti ai lavori per una settimana, si concede per una lunga chiacchierata.

Allora Riccardo cosa è successo? Sembrava che non ti rendessi conto di aver vinto?
Io non mi aspettavo proprio di vincere. Anzi ero talmente preso nei miei pensieri di non vincere che quando mi hanno dato il premio all’inizio non ho capito cosa stava succedendo.

E ora ti sei reso conto?
Sì mi sono reso conto di aver vinto. Ecco forse io ho un mio modo di manifestarlo, magari non si nota però… sono contento, davvero.

Ma questa settimana come è andata?
Ho cercato di divertirmi. Tutti mi hanno detto che a Sanremo ci si stressa, allora io ho preferito divertirmi invece di stressarmi. Poi ho anche vinto. Diciamo che meglio di così non poteva andare. Cosa posso chiedere di più?

Conosciamoci meglio: come è iniziata la tua avventura nella musica?
Da bambino, perché secondo me le passioni nascono fin da quando sei piccolo poi magari ti rimangono dentro però nasce tutto da lì. I mie ascoltavano i dischi quando io ero piccolo piccolo, andavo all’asilo e secondo me è nato tutto da lì. Poi alla cresima mi hanno regalato una chitarra e io ho iniziato a suonarla e non ho più smesso.

Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?
Ho ascoltato vari generi perché ho pensato alla musica come a un qualcosa da imparare come se andassi a scuola e quindi mi sono avvicinato a vari stili: musica rock, blues, ma anche rock duro, oppure altri gruppi degli anni ’70 tipo Led Zeppelin. Ho ascoltato molto anche i cantautori americani. Perché mi piacciono le figure die cantautori da Dylan a Sprinsteen e ora sto riscoprendo i cantautori italiani, da Vasco Rossi a Modugno, a Battisti. Ci sono canzoni che magari ascoltavo alla radio, distrattamente e che ora mi rendo conto che sono dei veri capolavori e certo di approfondirne sia la musica che il testo.

Quindi ho davanti a me un nuovo, giovane cantautore?
Mah (sorride un po’ imbarazzato, ndr.) mi piacciono le figure dei cantautori perché si scrivono loro le parole e la musica e sono indipendenti, e a me piaceva questa cosa di non aver bisogno di una band, ma di essere libero di prender la mia chitarra e suonare.

Sei un solitario?
Sì io sono un po’ così, ma non solitario perché non mi piace stare insieme agli altri o non mi piace la gente è che sono riservato un po’ schivo. Mi piace star da solo. Anche con gli amici, eh! Ma con la musica so quello che voglio, voglio scrivere canzoni e se sono da solo non ho problemi di dover trovarsi, mettersi d’accordo. Così scrivo quello che mi sento.

Questo disco, "Storia di chi vince a metà", come nasce?
Il disco è uscito nel 2004 e adesso con Sanremo è riuscito martedì 28 c’è stato un repackaging con la canzone di Sanremo e un inedito (nei negozi a 10,50 euro, ndr). Ho optato per questa scelta perché è un disco che mi piace molto e nel quale credo.

E prima ancora?
Ho fatto molti concorsi, ho vinto il premio Ciampi di Livorno, ho partecipato al Festival di Recanati, ho vinto Castrocaro, e quando ero a Recanati mi ha notato un discografico, che poi è il mio discografico di ora e da li è nato un rapporto anche d’amicizia, io andavo alla casa discografica e facevo sentire i miei pezzi e poi dopo Castrocaro e un anno di lavoro è arrivato il disco.

Quindi sei stato scoperto, proprio come una volta…
Sì, come una volta, quando i discografici andavano a vedere i concerti, i festival. E questa cosa di essere stato scoperto mi è piaciuta molto perché rientra un po’ nelle vecchie storie dei grandi, del tipo: è entrato in quel locale e ha scoperto.

Cosa vorresti che questo vento sanremese portasse nella tua vita?
Io mi auguro di avere visibilità, perché sai in realtà non sai mai come possono andare le cose. Perché mi piacerebbe non dico diventare chissà chi, ma magari riuscire a trovare un mio spazio nella musica italiana. Solo che il pubblico ti deve scoprire. Io lo considero un altro gradino nella costruzione della mia casa, cioè la mia carriera. Sto facendo un gradino dopo l’altro. Già ora vedo che sempre più gente inizia a conoscermi.

Cosa vorresti raggiungere?
Non posso dire fama, perché la fama, in senso spicciolo, ha vita breve. Certo non posso neanche dire che essere riconosciuti non faccia piacere. Io non credo molto a quelli che dicono: ah no, io voglio rimanere nella mia nicchia. Però per me è più un senso di gratificazione mio. Il fatto che la gente riesca a percepire quello che io scrivo con le mie canzoni.

Niente da spazzare via, da cambiare nella tua vita?
No, per ora sono solo progetti che vorrei andassero in porto. Però sono tranquillo e spero che prima o poi le cose vengano, al loro momento. Non voglio fare il passo più lungo della gamba perché è pericoloso.

Alice Voltolina