SPECIALI

Per le strade di Sanremo

Notizia del 4 marzo 2006 - 16:00

A tu per tu con il pubblico: dagli adolescenti ai pensionati


Dai nostri inviati a Sanremo

Oggi l’aria è mite, il vento freddo di ieri si è calmato e via Matteotti è piena di gente. Davanti all’Ariston la solita folla accalcata intorno al palco delle radio. Mi avvicini per cercare di capire cosa sta succedendo: stanno intervistando Dolcenera. Vicino a me ci sono Rosy e Sara, giovani telespettatrici 15enni, pronte con la loro macchina fotografica per rubare uno scatto della cantante. A loro piace moltissimo e sono qui praticamente solo per lei. «Perché lei è bellissima - mi dicono - e poi ci piace anche la Tatangelo e Dirisio. E poi basta». Però se riescono a fare qualche fotografia anche agli altri personaggi famosi va sempre bene. Il Festival a loro piace molto lo guardano tutte le sere e si ammazzano dalle risate alle battute di Panariello.

Alessandro, invece, della Polizia Urbana Sanremese (33 anni) mi dice che per quanto lo riguarda il festival sta diventando sempre meno interessante. «Ogni anno mi sembra che ci sia sempre meno gente (vip, ndr.) non parliamo poi dei sanremesi: la città non lo sente proprio, almeno negli ultimo 10 anni. Una volta invece era un evintone, ma parliamo del Sanremo storico, quello del grande boom. Ormai è stato trasformato in un evento solamente televisivo. Qui la gente sa che quando c’è il Festival è tutto chiuso dentro l’Ariston,. Magari vogliono farsi vedere e andare a passeggiare proprio in via Matteotti o passare a tutti i costi di qui con l’auto. E poi ora ci si sono messi anche quelli delle Poste che stanno scioperando e hanno scelto proprio oggi per approfittare della vetrina del Festival, ma tanto, guarda, qui si lamentano tutti. è il classico mugugno ligure che riconosco anche io per primo».

Forse però chi ha più diritto di critica sono quelli che comprano i dischi, come Roberto, arrivato a Sanremo da Roma con moglie e figlia solo per ammirare i protagonisti delle kermesse. «Quando sono entrato all’Arsiton ieri sera ho notato le grandi fotografie di artisti del passato come Modugno, Villa e tanti altri, ma non ci sono più validi protagonisti. Tra i big mi sono piaciuti molto i Nomadi che sono della mia generazione. Ma penso che il grande assente sia Al Bano. Dei giovani invece non sopporto proprio quel Cristicchi. Invece penso che la Tatangelo sia brava e bella».

Tra la folla trovo anche un ragazzo che sembra uscito dalla trasmissione di Maria De Filippi: lampadato, cappello e occhiali da sole tipo mosca, maglietta nera a maniche lunghe con scollo a V supertattico per mostrare un petto depilato. Ha la chitarra con sé, allora gli chiedo: tu che sei un musicista cosa ne pensi di questo Festival? «A me piace, tranne che per tutti questi fiori, sembra un vero cimitero». E le critiche invece che hanno fatto? «Ma no alla fine l’importante sono le canzoni e la vivibilità. Sai, anche io sono un cantante, sono il nuovo Claudio Baglioni della canzone italiana». E sei venuto qui per cercare successo? «Ma io conosco già della gente dello spettacolo, comunque sì, vengo da Roma, sono stato anche a Torino e ora sono qui per avere successo. La visibilità è tutto, no?». Ovviamente non rispondo, sorrido, ringrazio e vado via.

Mi infilo in una tabaccheria e chiedo alla proprietaria se il lavoro in questo periodo aumenta parecchio. «C’è moltissima gente e si lavora tantissimo, ma anche in altri periodi dell’anno». E il Festival? «Mi piace, è bello per le canzoni, però la scenografia è troppo buia e poi è un peccato perché non ci sono i fiori. Panariello mi piace ma non è un presentatore e parla troppo. Ma la cosa peggiore è che i ragazzi li hanno fatti cantare tardissimo».

Fuori Mohammad cerca di vendere il giornale e gli chiedo come vanno gli affari (dopo aver comprato anche io la mia copia). «Troppa confusione, la gente non è interessata a nulla se non a quelli famosi». Allora provo a chiedere il parere a una signora sulla panchina: «Una volta le cose erano diverse. Le canzoni erano belle ma soprattutto qui c’era gente di classe. Il Festival così com’è adesso non è niente, se davvero vogliono fare una manifestazione nuova devono cambiare tutto e dedicarlo solo ai giovani, perché sono loro il futuro della musica italiana».

Alice Voltolina