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Travaglio, «Maledetta Tv» - Ha collezionato più querele che cravatte, dà fastidio a sinistra più di quanta ne dia a destra, i detrattori lo accusano di giustizialismo, ma Marco Travaglio tira dritto: "Faccio solo il mio mestiere", dice

Travaglio, «Maledetta Tv»

Notizia del 5 aprile 2006 - 09:21

Ha collezionato più querele che cravatte, dà fastidio a sinistra più di quanta ne dia a destra, i detrattori lo accusano di giustizialismo, ma Marco Travaglio tira dritto: "Faccio solo il mio mestiere", dice

I voti degli italiani si sposteranno per convinzione o per disperazione?
Non mi aspetto che la genti voti a sinistra perché improvvisamente innamorata dell'Unione. Sarà molto probabilmente la delusione cocente di questi ultimi cinque anni a spingere la gente ad abbandonare Berlusconi, che per tutta la durata della legislatura ha dimostrato di volersi fare sostanzialmente gli affari propri.

Cosa può riuscire a compattare un elettorato politicamente disomogeneo, quando non addirittura in aperto conflitto, come quello orientato a sinistra?
A dire il vero a me sembrano disomogenei entrambi gli schieramenti. Tra Follini e Calderoli non vedo molti punti in comune. Non credo che il primo sia il genere di persona che potrebbe apostrofare una Rula Jebreal come "la tipa abbronzata, quella dei cammelli". Forse i conflitti che ci sono nel centrodestra si notano di meno perché l'informazione è nelle mani di Berlusconi. Conta la percezione, più della realtà effettiva delle cose.

Come vedi la leadership attualmente espressa dalla sinistra?
Se si tratta di Prodi, lo vedo bene. In fondo l'abbiamo già messo alla prova: aveva governato bene e scelto uomini giusti nei punti chiave. Come ministro delle Finanze aveva designato un signore come Ciampi, tanto per dire. Non era un governo di geni, non c'era nessun De Gaulle, ma degli onesti amministratori, quello sì. Se invece dovessero guidare la coalizione certi leaderini e leaderonzoli che ci sono in giro...

E' possibile che il leader "ombra" dell'Unione sia D'Alema e che Prodi sia solo un nome di facciata, come sostiene Berlusconi?
No, non credo proprio. E' una boutade, questa, e niente più.

Intanto Il Manifesto ha pubblicato un fondo di Cosimo Rossi, dal titolo "Tre uomini in carica", in cui si rappresentano D'Alema, Marini e Bertinotti come tre cowboy uniti da un patto che mira alla conquista delle più importanti cariche istituzionali. Il patto vedrebbe D'Alema al Quirinale, Bertinotti alla presidenza della Camera e Marini a quella del Senato.
Sì, ma queste dietrologie secondo me lasciano il tempo che trovano. Le Primarie le ha vinte Prodi e questo è un fatto. Perciò il leader designato è lui. Gli altri cosa possono fare... Possono giusto conquistarsi, alle elezioni, percentuali da elenco telefonico. Certo, sono gli azionisti di maggioranza dei partiti di riferimento. Ma è gente che non vuole nessuno. Io penso che la lezione della volta scorsa sia servita: non si rovescia con un colpo di mano un leader indicato dalle Primarie. Perciò facciano pure tutti gli accordi e i complottini che vogliono: tanto vanno a finir male.

Un commento sulla vicenda Unipol.
Una vicenda scandalosa, con responsabilità politiche e morali gravissime. Come quelle di Antonveneta, di Fiorani e della scalata all'Rcs, del resto, anche se si parla solo di Unipol (il che è altrettanto scandaloso). I protagonisti sono gli stessi, diversi i capofila. Da una parte Fiorani, cattolico e sponsorizzato dalla Lega, poi Ricucci, spalleggiato da uomini di Berlusconi, e dall'altra Consorte, legato ai Ds, che - cosa imperdonabile - hanno fatto finta di non vedere con quali impresentabili compagni andasse a braccetto. Insomma, qui è come se si fosse palesata una nuova P2 pronta a mettere le mani su due banche e sul Corriere della Sera. E di fronte a tutto questo, è chiaro che il governo è stato complice e che i Ds sono stati zitti, col freno a mano tirato per non disturbare il manovratore, Fazio. La bomba delle intercettazioni telefoniche a Fassino non è niente in confronto a quelle che non sono ancora uscite e che coinvolgono altri esponenti di spicco dei Ds. Se fossero pubblicate, diverrebbe chiaro che c'è stato qualcuno, sicuramente D'Alema, che, a differenza di Fassino, era informato di tutto fin dal primo momento. Ora, la mia domanda è: perché non vengono rese pubbliche queste intercettazioni? E' evidente che se una bomba mediatica di questo genere non viene fatta brillare, siamo di fronte a una situazione oggettivamente ricattatoria.

In questa fase della campagna elettorale, sembra che il problema del centrosinistra sia quello di riuscire a regolare i rapporti col mondo cattolico. Cosa ne pensi?
Non credo molto alla centralità della "questione cattolica", nonostante certe bizzarrie di Pannella o di Boselli, che insistono sul Concordato, come se quello fosse il vero problema del Paese. Figuriamoci se Berlusconi, massone e pure divorziato, Casini e Bossi, divorziati pure loro, possano mai rappresentare lo schieramento dei cattolici che piace al Papa! Senza contare che Ruini, ogni volta che parla, riesce da solo a creare centomila anticlericali. E comunque non mi pare credibile che lo scontro politico oggi in Italia si giochi attorno alla questione dell'aborto o della fecondazione assistita.

A questo proposito, come vedi la sproporzione tra i toni accesi che hanno segnato il dibattito nell'ultima campagna referendaria e l'astensione generalizzata che ha di fatto affondato il referendum?
Per forza è andata così, perché la gente se ne frega. Sono questioni complicate e si votano rappresentanti in Parlamento proprio perché se ne occupino e sciolgano i nodi problematici. Si può andare a chiedere alla gente, che ha ben altre beghe da risolvere, cosa ne pensa dell'eterologa? La gente va a votare per faccende che toccano le proprie tasche.

A proposito di soldi: secondo il presidente del Consiglio, la povertà percepita è maggiore di quella reale.
Ah beh, non mi stupisce: in effetti per lui è difficile percepire la povertà. Ma qui non è affatto questione di sensazioni: i conti ciascuno sa farseli molto bene.

Tu parli apertamente di "regime". Un regime che comunica attraverso la televisione. Ma c'è mai stato un momento, in Italia, in cui la Rai non fosse lottizzata?
No, mai. Ma lo so benissimo. Un conto però è la lottizzazione, in cui ogni partito si accaparra un pezzo di servizio pubblico, un conto è il monopolio. Qui c'è il problema di una persona che ha il controllo di 5 reti su 6.

I tuoi detrattori ti danno del giustizialista: come rispondi?
Non conosco questa parola. Non esiste nemmeno, l'hanno inventata loro. Orginariamente indicava il movimento politico che faceva capo al peronismo, tra l'altro. Ma se essere giustizialisti significa difendere la magistratura dagli attacchi che subisce dal fronte politico, allora lo sono, eccome. Ma non solo io. Lo è anche il Codice Penale. Tra guardie e ladri, una cosa è certa: io sto dalla parte delle guardie. E penso che si debba fare tanta più galera quanto più si è nella condizione di rubare. Per me - e in questo sono filoamericano - il falso in bilancio sta sullo stesso piano di una rapina in banca. Negli Stati Uniti, per reati di questo genere si fanno 25 anni di carcere. Questa è giustizia, a parer mio, non giustizialismo.

Hai visto, immagino, la Guzzanti a Rockpolitik: ti ha fatto ridere?
Sì.

Quindi condividi l'enfasi sulla satira censurata.
Sì. A meno che mi si dimostri che Luttazzi, Grillo, Rossi, Guzzanti e quant'altri siano morti contemporaneamente e perciò non li veda più in televisione. Non mi pare. Sono stati indubbiamente censurati.

A proposito di Grillo: non ti stuzzica l'idea di aprire un blog, come ha fatto lui, e divulgare in rete il tuo pensiero?
Non ne avrei il tempo. Poi io scrivo sui giornali, la mia è una situazione diversa. Certo che Grillo, il cui blog fa 130mila visite al giorno, se andasse in Tv, facendo le debite proporzioni, raccoglierebbe 15 milioni di telespettatori. Altro che Celentano.

Quante querele hai in corso?
Poche. Ma ora le chiamano cause civili di risarcimento, non querele.

Non ti sei mai chiesto: "Ma chi me lo fa fare?"
No, è il mio lavoro!

Mica tutti lo fanno come te.
Un problema loro. Dovrebbero chiedersi quale mestiere fanno, in effetti.

Il giornalista che corri a leggere per primo?
Tanti. Mi piacciono Curzio Maltese, Claudio Rinaldi, Gian Antonio Stella. E poi le penne storiche, Biagi, Bocca, Scalfari. Fosse ancora vivo, avrei risposto: Montanelli.

Quello che proprio non sopporti?
Bruno Vespa, il capostipite dei doppiogiochisti. Ma lui a dire il vero è fuori concorso, perché non è un giornalista.

E Ferrara?
Nemmeno lui è un giornalista. E' un politico che scrive sui giornali, è diverso. Del resto, ha fatto anche il ministro. Solo in Italia può succedere una cosa del genere. Ma poi come si fa a prendere sul serio uno che ha scritto stronzate tutta la sua vita?

Dei vari Berlusconi, Ferrara e D'Alema ti sei chiesto: "Quando la smetteranno di considerarli intelligenti?". Perché, secondo te, la gente "ci casca": mancanza di malizia o di informazione?
Facciamo dei distinguo. Berlusconi nel suo ambito è molto intelligente, è bravissimo. Pessimo imprenditore, ma affarista geniale. Lo dimostra il fatto che è ancora a piede libero. Il successo mediatico che riscontra se lo merita perché ci sa fare, pur tenendo conto che gioca in casa, che la Tv è sua e gli intervistatori sono suoi dipendenti. Anche D'Alema è su questo piano molto efficace, conosce i tempi televisivi e ha quel tipo di antipatia sarcastica che a me per esempio piace molto. Ma è uno che non ne ha mai azzeccata una. Come si fa a considerare intelligente uno che fa la Bicamerale e gli scoppia in mano, mette in piedi un governo e lo manda allo sfascio? Forse dovrebbe fare il calciatore, magari sarebbe più bravo.

O il velista.
No, mi dicono che la barca è una ciofeca.

Quindi la partita della politica si gioca sull'appeal che si esercita sul piccolo schermo, ormai.
Beh, perché la televisione - lo dice Manheimer, non io - sposta dai 5 ai 7 punti. Tieni conto che con il bipolarismo si vince per uno stacco di due punti. Per cui capisci quanto è importante il ruolo della televisione.

Lorenza Provenzano

 

 
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