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Moran, la gipsy di "Crash"
Notizia del 7 maggio 2009 - 15:00La Atias, poliglotta e attrice brillante è una delle protagoniste di questa serie tv di successo
di Daniele Passanante
Una delle protagoniste più affascinanti della serie tv "Crash" è sicuramente Moran Atias (si pronuncia Moràn Atìas) che in questi giorni è in Italia dove ha lavorato per alcuni anni in tv e al cinema. Lei, classe 1981, è stata una modella (a partire dall'età di 17 anni) e un'attrice ed è un talento naturale. Diplomata in psicologia e filosofia biblica, parla cinque lingue (inglese, ebraico, italiano, spagnolo, arabo e studia francese). Sul piccolo schermo l'abbiamo vista in "Superconvenscion" e "Carramba", poi a "Matricole e Meteore" e a fianco di Carlo Conti in "I raccomandati". Al cinema ha lavorato con Dario Argento e Mario Monicelli. Ma adesso è andata a Hollywood. E la sua carriera ha preso il volo.
Moran Atias, nella serie tv "Crash" ambientata a Los Angeles sei Inez una donna gipsy che seduce un poliziotto, una zingara sposata con un importante e anziano rom. Ci parli del tuo personaggio?
Beh, io non seduco questo Kenny Battaglia che è un poliziotto, direi anche un po' corrotto, perché lui mi viene addosso con la macchina e poi dà la colpa a me. Sicuramente io approfitto della situazione per raggiungere il mio obiettivo che inizialmente non è un obiettivo chiaro. Dopo l'incidente capisco che lui è diventato una possibilità per me di raggiungere il mio obiettivo. Giochiamo una partita di poker in tutta la serie, ma io vinco sempre.
Come sei stata scelta per questo ruolo?
Sempre la classica storia, un provino dopo l'altro, poi un incontro con i produttori. Però inizialmente era prevista una piccola parte, quindi non c'era tutto questo impegno da parte loro, invece da una puntata all'altra mi hanno riconfermato per la terza puntata, poi per la quarta. Perché sai, in America capita spesso che dopo la tua esibizione…
Se non funzioni ti cacciano?
No, ti ammazzano direttamente. Muori (ride). Fanno morire il tuo personaggio. Quindi è stato stupendo, una grande soddisfazione per me. Non era un successo atteso questo di Inez e anche del mio lavoro.
Da piccola sognavi Hollywood?
No, assolutamente. Sai da Haifa, da questa città piccola in Israele, sognare Hollywood supera anche il sogno stesso. Poi la vita, la realtà supera anche i nostri sogni
Per lavoro hai girato il mondo, hai lavorato in molti Paesi, oltre all'Italia prima come modella poi come attrice, ma dov'è la tua casa?
Eh, bellissima domanda, guarda. Questa, insieme ai sacrifici che si affrontano, è una delle parti del mio lavoro che ancora non mi dà pace, perché appunto viaggio talmente tanto che la mia casa non posso dirti che vivo soltanto a Los Angeles: perché mi sono impegnata a trovare un appartamento che mi piaceva, ho comprato tutti i mobili (anche se non è ancora tutta arredata completamente), ho cercato di costruirmi il mio piccolo tempio. Però non ci sono mai, sono a Roma, poi in Israele, poi giriamo Crash in New Mexico, è molto difficile, non mi invidiare su questo.
Nella vita sei fedele? Sei fidanzata?
Se sono fidanzata e se non sono fedele devo dirlo? (ride). Sono fedele ma non perché ho paura di essere scoperta o perché è una regola che devo rispettare. È più un fatto caratteriale trovo. Se uno è fedele, è fedele in tutto. Io sono seguita sempre mi relaziono sempre con le stesse persone. La mia agente è quella che mi ha rappresentato dall'inizio del mio percorso, sia in Italia che in Israele. Ho bisogno di questa stabilità. Poi con l'uomo è molto più difficile che con il mio agente.
Sul tuo sito c'è una foto nella sezione filmografia che ti ritrae davanti al Kodak Theatre e a una statua dell'Oscar gigante alle tue spalle. Il tuo obiettivo è vincere un premio agli Academy Awards?
Sicuramente non ha mai fatto parte dei miei sogni, ma è il premio e il riconoscimento del tuo impegno e del tuo lavoro. Come per un cantante vincere i Grammies, oppure per uno scienziato vincere il Nobel. Anzi per uno scienziato il premio è già trovare la cura per una malattia.
"Crash" parla di uomini e culture che si incontrano e che si scontrano, da cittadina israeliana qual è il tuo punto di vista su una società multiculturale in continua evoluzione?
Io ringrazio i mie di essere tornati in Israele e di farmi crescere là, perché abbiamo avuto quest'esperienza breve negli Stati Uniti quando ero più piccola. La possibilità di confrontarmi con diverse culture e diverse opinioni mi ha reso più aperta. Mi ha fatto conoscere tanti mondi e questo mi ha aiutato molto a relazionarmi, a viaggiare. Insomma ad aprire la mente.
Che immagine ti sei fatta dell'Italia visto che ci hai lavorato e che hai imparato l'italiano…?
Ho mangiato italiano, bevuto italiano, mi sono vestita italiano e tutto italiano. Beh, l'immagine è quella di un Paese ricco di cultura e di passione. Vedo la differenza quando lavoro con un fotografo o un artista latino, non necessariamente italiano, è tutto molto più personale, diretto, ci sono le parole, c'è il contatto fisico. In America è diverso e io ho bisogno di questo contatto fisico e quindi mi trovo bene.
Da spettatrice invece cosa ti piace guardare al cinema e in tv?
In tv mi piace molto il "Dottor House", mi piacciono "I Sopranos" che però è finito, mi piace "Sex and the City". Questi tre mondi della medicina, dello stile femminile e poi la mafia, e mi affascina sempre come tema la guerra di potere. Anche al cinema, per me "Crash" è stato uno dei film più belli.
Ma Dennis Hopper l'hai incontrato sul set, anche se nella serie non vi incontrate mai?
Sì, l'ho incontrato, per me è sempre stato un vero mito del cinema. Nella serie non si incontrano mai perché le loro storie no si sono ancora intrecciate, ma magari nella seconda o nella terza stagione si incontreranno.