di
Barbara Del PioOnna
distrutta, Onna
rasa al suolo, Onna
paese fantasma, Onna simbolo del terremoto, Onna ridotta a un cumulo di macerie, Onna
350 abitanti e 40 morti. Un cantuccio d'Italia sconosciuto ai più fino all'altro ieri finito sulle prime pagine dei giornali di mezzo mondo. Perché se ogni terremoto ha la sua icona,
questo ha scelto la sua. È qui che si è consumato lo strazio peggiore, è qui che tutto adesso parla di morte. Ma Onna, fino all'altro ieri, era un'altra cosa.
Un angolo di paradiso, uno di quei posti in cui se chiudi gli occhi t'immagini di passare il resto della tua vita, una cosa difficile da spiegare perché come spieghi a chi non c'è mai stato che ti poteva svegliare la mucca del vicino e non un clacson impazzito di prima mattina, un
minuscolo paesino in cui i bambini potevano girare col triciclo perché tanto passavano poche macchine e quelle che passavano non correvano da nessuna parte, una comunità in cui si conoscevano tutti e se stavi sulla panchina fuori casa tua a leggere un libro ti capitava di dire cento volte "
buongiorno", un punto sulla carta fatto di storie, famiglie, lavoro, sole d'estate e freddo d'inverno.
Tutto questo lo so perché ho avuto la fortuna di passarci alcuni dei giorni più belli della mia vita e perché me lo ha ricordato stamattina,
con la voce rotta dall'emozione e dalla rabbia, qualcuno che a Onna ci è cresciuto e che adesso non fa che guardare e riguardare sulle prima pagine dei giornali, in televisione, su internet le immagini di
quel che resta della sua casa. Quelle che avete visto centinaia di volte nelle ultime ore. "Onna era una meraviglia - ci racconta
Alessia - Qui trascorrevo le mie estati da bambina e fino all'altro ieri tutti i momenti in cui riuscivo a scappare da Roma, dal caos. La gente cominciava a trasferirsi a Onna dall'Aquila perché
lì si viveva bene. Avevano costruito nuove case, deliziose. Era un posto pieno di bambini, di giovani coppie, di anziani che qui ci erano nati. Era un posto pieno di vita". Era.