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Bastardi solo di nome

Notizia del 19 aprile 2009 - 16:00

Sono rock ma sentono la mancanza delle fidanzate, sono bravi ma guai a dirglielo, sul palco si scatenano ma poi si sciolgono per le coccole di Mara Maionchi. I Bastard Sons of Dioniso: rurali e contro l'establishment

di Giorgia Camandona

Quando Mara Maionchi se li è trovati di fronte ai provini del bootcamp voleva strangolarli: per l'audizione di un programma pop avevano scelto di portare un brando di fine Cinquecento, "Io non compro più speranza". Ma ci ha visto lungo e si è portata i The Bastard Sons of Dioniso fin sul palco di X-Factor. E ora sono tra i più amati dal pubblico (ecco il fan club), anche se loro non vogliono sentirselo dire. «Secondo noi X-Factor è un’esperienza che abbiamo deciso di intraprendere così, a caso, ma trovandoci all’interno e costretti a lottare abbiamo come obiettivo il mantenere la nostra rockaggine originale, rural-valligiana nell’establishment musicale e la nostra volontà è quella di girare tutto a nostro verso» scrivono sul loro blog. Sono rock, ma sentono la mancanza delle fidanzate. Sul palco spaccano (in tutti i sensi) ma poi cucinano i canederli per i loro colleghi cantanti. Chi sono questi tre trentini?

Siete tra i più amati di X-Factor
(Ridono tutti insieme di gusto, ndr.) Federico: non dovresti dircelo, dopo ci cacciano!

La Ventura vi ha detto in diretta che marciate trionfalmente verso la finale
Jacopo: Eh ma la Ventura ha sbagliato, perché noi siamo qua insieme a tanti altri concorrenti tutti bravissimi. La verità si saprà solo quando finirà il programma.

Siete anche andati a fare shopping, ho visto
Federico: Sì, siamo andati nello showroom di una stilista molto famosa, di cui non possiamo dire il nome… Uiuien…
Jacopo: Lo stylist Manuel ci ha indirizzati in quel posto lì, perché se no noi avremmo saputo dove andare.

Ho visto che facevate un sacco di commenti sui prezzi, sul fatto che i vestiti costavano più della macchina di Jacopo…
(Ridono tutti e tre, ndr.)
Federico: non so cos’hanno passato in tv, però è vero. Se non sei abituato… Già un pantalone della Benetton costa da fuori di testa, io i jeans della Levi’s non li ho mai comprati perché costano troppo. Ti trovi a uscire con addosso un giaccone da 1500 euro, una camicia da 300 e un pantalone da 600 euro… Cose improponibili per un essere umano comune quale sono. E quindi fa impressione vedere una giacca che costa più di una macchina.
Jacopo: di seconda mano e marcia, ma sempre una macchina.

Ho visto che avete preparato i canederli per i vostri colleghi, come ve la cavate in cucina?
Jacopo: Eh però quelli che ci hanno dato da cucinare erano già precotti, li abbiamo soltanto riscaldati. Ma con gli ingredienti giusti io li so fare, solo che qua nel loft non abbiamo a disposizione quel che serve.

Soffrite un po’ a stare qua reclusi?
Federico: Sì! Sì, sì, sì. Quando non hai lavoro da fare, quando ha i preparato la canzone, quando è sera e non hai più dvd da vedere, quando sei al buio della tua cameretta con le tapparelle chiuse… Ti mancano le ragazze, la famiglia, un po’ tutto. Poi però pensi che è una grande opportunità.
Jacopo: Poi pensi che è ridicolo non poterli sentire e dopo ti addormenti.

Ma tu Jacopo non sei quello che non dorme mai?
Jacopo: No beh, adesso ho ricominciato a dormire.

Come mai?
Jacopo: mi hanno dato un materasso nuovo. L’altro c’aveva le molle che si piantavano nel costato.

Come la principessa sul pisello?
Federico: sì, noi soffriamo in silenzio, lui subito “Voglio un materasso nuovo”.
Jacopo: ma che ca… vuoi? (e ridono, ndr.) Stavo morendo, provaci tu a dormire sul mio materasso.
Federico: eh sarà uguale al mio.
Jacopo: non-è-u-gua-le! Io dormo anche per terra eh?!

Chiudiamo il capitolo materasso. Cosa vorreste cantare in finale?
Federico: Non lo so, se andiamo avanti così che siamo fortunati vorremo prima o poi fare il nostro cavallo di battaglia che è “She said she said” dei Beatles. Poi se eventualmente va ancora bene e arriviamo fino alla fine sempre incolumi vorrei cantare altro dei Beatles o qualsiasi canzone decida Gaudi perché va sempre bene comunque.

Ho sentito uno di voi che diceva “la va sempre ben”
Federico: Sì, la va sempre ben perché alla fine abbiamo sempre la fortuna di poter stravolgere la canzoni quando abbiamo i mezzi o comunque possiamo sempre metterci del nostro. Non dico “Finché la barca va” però qualunque brano va bene perché Gaudi ci ha detto che sa quale indirizzo dare alle canzoni che ci assegna. Anche “Ragazzo di strada” che era lenta, scordata…
Jacopo: la versione originale, specifica bene!
Federico: Sì, quella originale, poi alla fine l’abbiamo stravolta ed è venuta una figata.

Quella era bella davvero
Federico: Veramente bella, sì. La faremo dal vivo infatti. Allora con questa libertà qua va ben qualsiasi brano.

Gaudi è severo?
Michele, Jacopo e Federico in coro: No!

Ma come, i Farias ci hanno detto che è severissimo!
Jacopo: ma per l’inglese, solo per la pronuncia però.
Federico: è pignolo, anche con noi, non severo.
Jacopo: è che lui è mezzo anglosassone e quindi quando si canta in inglese lui ti mette sotto perché la pronuncia sia perfetta.
Federico: e mi sembra giusto, è quello che bisogna fare.
Jacopo: alla fine se uno ti dice “sì vai bene” e non è vero, è mille volte peggio che sentirti sbattere in faccia la verità.

Mara vi strapazza ogni tanto?
Jacopo: nooo, la Mara ci vuole bene.
Federico: sì, ci vuole un gran bene. Lei ci asseconda sempre nelle cose che facciamo. È una gran persona, è una fortuna averla conosciuta.
Jacopo: è una fortuna aver conosciuto delle persone che prima di fare delle scelte vogliono capire quella che è la persona con cui stanno lavorando. Tanti discografici partono con l’idea di un prodotto e vogliono darlo così all’artista, senza pensare cos’è la persona che stanno vendendo. Invece qua ci tengono in considerazione, anche perché altrimenti non verrebbe bene. Lavoriamo con la loro mediazione, basta parlarsi insomma. Si raggiungono dei compromessi che ci danno libertà e sicuramente aiutano a migliorare il risultato.