Il successo logora chi non ce l'ha. Ma anche chi in fatto di audience e share se la cava non sembra digerire granché bene i trionfi televisivi di
Maria De Filippi. Non passa settimana senza che qualche vip o personaggio tv spari a zero contro la
bionda conduttrice (l'ha fatto perfino Costantino Vitagliano dicendo che
Uomini e Donne è tutto falso). Salvo poi dover chinare il capo di fronte ai dati d'ascolto.
L'ultimo a provare sulla sua pelle la sgradevole esperienza è stato Pippo Baudo , partito per il sabato sera con intenzioni maramalde contro
SuperMaria e costretto, già la domenica, a leccarsi le ferite per una differenza di share del 14%. Ma ecco pronto un nuovo impavido che sfida la De Filippi: è nientemeno che
il direttore di Rai Educational Giovanni Minoli che, intervistato da Klaus Davi per
Klauscondicio, usa "proiettili pesanti".
L'inventore di
Mixer nonché protagonista della nuova primavera della storia in tv definisce i format televisivi
Amici e Uomini e Donne «orrore puro». Detto da chi campeggia all'inizio della sigla del romanzo popolare siciliano
Agrodolce potrebbe sembrare una provocazione, ma subito Minoli corregge il tiro: «La Maria De Filippi di
C'è posta per te, invece, è una grandissima
professionista che mette insieme tanti aspetti di tante grandi professionalità».
Ma le critiche al panorama tv, soprattutto femminile, non mancano. La
Bignardi? «Io un milione di euro non gliel'ho mai dato. I miei programmi costano pochissimo».
Otto e mezzo con Lilli Gruber? «Senza Giuliano Ferrara è
meglio che lo chiudano. Ferrara è Ferrara. È uno che ti interessa sapere cosa pensa. Lilli Gruber è un'amica, però non ha mai fatto questo lavoro, faceva la conduttrice o l'inviata, ma mai l'anchorman».
Ma anche la politica si becca la sua ramanzina: «La
legge Gasparri non consente alla Rai di avere una governance sufficientemente forte per affrontare i problemi di un sistema multimediale come quello di oggi. Bisogna
ripartire dal prodotto perché la televisione, la Rai e il servizio pubblico o sono un progetto editoriale oppure non sono niente. Il servizio pubblico deve avere come progetto editoriale il cittadino. Una volta si parlava dei due pubblici, quello di Rai e quello di Mediaset, adesso si sono uniformati sul modello della televisione commerciale. Dico basta,
bisogna cambiare». Ma non con lui sul trono: «
Se fossi protetto avrei fatto il direttore generale della Rai dieci volte. Non mi sono mai voluto candidare, faccio il direttore di Rai Educational». (
Libero News)