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«Arrestateci tutti» - Marco Travaglio attacca la legge contro le intercettazioni: «Si sta instaurando un regime. Io continuerò a pubblicare quel che so: disobbediente per informare»

«Arrestateci tutti»

Notizia del 17 giugno 2008 - 16:33

Marco Travaglio attacca la legge contro le intercettazioni: «Si sta instaurando un regime. Io continuerò a pubblicare quel che so: disobbediente per informare»

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Non aveva ancora sentito la notizia dell'emendamento blocca-processi, che sospende i procedimenti per reati compiuti fino al 2002 e interrompe, in particolare, quello a carico di Silvio Berlusconi e l'avvocato Mills. Eppure il convincimento che con il Cavaliere premier l'Italia fosse sulla via del regime Marco Travaglio ce l'aveva già ben fermo in mente.

Lo conferma in un pezzo per L'Unità nel quale commenta le misure anti-intercettazioni in chiave giornalistica: dal ddl Berlusconi-Ghedini-Alfano «l'informazione esce a pezzi, fino a scomparire - scrive -. Non si potrà più raccontare nulla, ma proprio nulla, fino all'inizio dei processi. Niente di niente. L'inchiesta sulla premiata macelleria Santa Rita, con la nuova legge, non si sarebbe mai potuta fare. Ma, anche se per assurdo si fosse fatta lo stesso, i giornali avrebbero dovuto limitarsi a comunicare che erano stati arrestati dei manager e dei medici: senza poter spiegare il perché».

«Chi scrive qualcosa - prosegue Travaglio - è punito con l'arresto da 1 a 3 anni e con l'ammenda fino a 1.032 euro per ogni articolo pubblicato. Le due pene - detentiva e pecuniaria - non sono alternative, ma congiunte. Il che significa che il carcere è sempre previsto e, anche in un paese dov'è difficilissimo finire dentro (condizionale fino a 2 anni, pene alternative fino a 3), il giornalista ha ottime probabilità di finirci. E non basta, perché i giornalisti rischiano grosso anche sul fronte disciplinare: appena uno viene indagato per aver informato troppo i suoi lettori, la Procura deve avvertire l'Ordine dei giornalisti affinchè lo sospenda per 3 mesi dalla professione. Su due piedi, durante l'indagine, prim'ancora che venga eventualmente condannato. Così ti passa la voglia d'informare. Anche perché, oltre a pagare la multa, finire dentro e smettere di lavorare, rischi pure di essere licenziato».

Ma non finisce qui, visto che «il sacrosanto diritto alla rettifica di chi si sente danneggiato o diffamato, già previsto dalla legge attuale, viene modificato nel senso che la rettifica dovrà uscire senza la replica del giornalista. Se Tizio, dalla cella di San Vittore, scrive al giornale che non è vero che è stato arrestato, il giornalista non può nemmeno rispondere che invece è vero, infatti scrive da San Vittore».

Una situazione paradossale e allarmante, alla quale però il giornalista torinese non si arrende: «Personalmente, annuncio fin d'ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d'indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti». (Libero News)
 

 
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